Come il P.O. può affiancarsi al processo terapeutico nei casi di accumulo domestico

disorganizzazione cronica il ruolo del professional organizer per non lasciarli soli

Oggi parliamo con Alessandro Marcengo, psicologo, psicoterapeuta, istruttore MBSR/MBCT/IMP.
Negli ultimi anni ha in particolare approfondito gli aspetti di ricerca e di trattamento legati al DOC/OCD, all’Hoarding Disorder (Disturbo da Accumulo) e al Trauma.
E’ docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva di Torino, Vercelli e Genova ed è socio della International OCD Foundation (IOCDF), della Società italiana di Terapia Cognitivo Comportamentale (SITCC) e della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS).

 

Sappiamo che la terapia cognitivo comportamentale è la terapia d’elezione per il trattamento delle manifestazioni di accumulo. In che modo il professional organizer può affiancarsi al processo terapeutico?

Il processo terapeutico nei casi di accumulo è spesso lungo e complesso e verte sostanzialmente sulla riduzione dei fattori di mantenimento e sul trattamento di quelli nucleari spesso in abbinamento ad un trattamento farmacologico. La sofferenza delle manifestazioni di accumulo si esprime in un contesto specifico: quello domestico. Ed è in questo contesto che il Professional Organizer in fasi avanzate della terapia può intervenire sostenendo in modo continuativo, motivante ed incrementale le capacità organizzative nella persona. Si tratta di un lavoro complementare a quello terapeutico, che si esprime nell’ambiente della persona. Se il lavoro terapeutico abilita il paziente a rimettere a fuoco le priorità della sua vita le sue direzioni esistenziali (ad es. essere un buon genitore, perseguire i propri scopi lavorativi, etc.) riducendo i sintomi e le cause che impediscono queste direzioni, il professional organizer contribuisce alla realizzazione di queste priorità esistenziali partendo dall’ambiente domestico, agevolando quindi questo processo.

 

Il terapeuta e il professional organizer concordano una strategia di intervento?

 Il terapeuta ovviamente non condivide informazioni cliniche. Ciò che viene concordato su richiesta della persona assistita sono i tempi e il razionale degli interventi a domicilio.

 

Può raccontarci un caso seguito insieme?

La signora Maria (nome di fantasia) manifesta un accumulo con delle componenti sia ossessive che depressive per le quali è seguita sia in psicoterapia che farmacologicamente.

Durante il percorso, si è manifestata la necessità di supportare la signora Maria anche da un punto di vista pratico. In particolare nella contingenza di una vacanza che avrebbe avuto un buon ruolo in termini di riattivazione comportamentale, ma per la quale la pianificazione e la preparazione dei bagagli sarebbe stata soverchiante, l’utilità del PO è stata diretta. Inoltre la consulenza organizzativa in determinati momenti diventa importante, nella misura in cui negli anni si sono stratificati elementi di disorganizzazione degli spazi, che rendono più difficile qualsiasi iniziativa virtuosa. Mancano, ad esempio nel caso specifico, spazi atti a contenere gli oggetti nella casa (armadi, scaffali, etc.), manca un’organizzazione efficace della routine domestica, ci sono tutta una serie di componenti che rendono più difficile il riattivarsi per la persona nell’ambito dei propri reali obiettivi di vita (ad esempio poter permettere alla figlia adolescente di invitare le amiche a casa). In questo il professional organizer – svolgendo il suo ruolo di consulenza organizzativa – aiuta a realizzare tali obiettivi.

 

Quali sono le difficoltà che maggiormente le persone incontrano nell’affrontare l’ambiente domestico?

 Le difficoltà sono specifiche in virtù della matrice che governa l’accumulo. Sono molti i disturbi e le sindromi che producono come sintomo anche l’accumulo domestico. Ad esempio se prevalgono aspetti depressivi, la persona avrà poche energie e tenderà ad affaticarsi facilmente. Se prevalgono aspetti ossessivi la persona si troverà invece a dover governare l’ansia nella scelta degli oggetti e nella loro eventuale eliminazione. Solo utilizzando gli strumenti di conoscenza e gestione del suo disturbo appresi in terapia potrà affrontare un lavoro nel contesto domestico. Le difficoltà sono numerose e specifiche per il tipo di caso. Questo è vero ovviamente quando parliamo di accumulo come espressone di sofferenza quindi in una cornice psicopatologica.

Irene Novello

Irene Novello

Irene Novello

Da bambina passavo ore a districare le matassine di filo e i gomitoli di lana che mia nonna usava per ricamare. Con molta pazienza, cercando di sciogliere i nodi – uno alla volta – e riavvolgendo i fili in tante palline colorate, pronte per essere di nuovo usate. Crescendo, ho iniziato ad osservare le case dove le persone vivono, spiando a volte dalle finestre socchiuse: ne ho viste di bellissime (dove sarei voluta entrare subito) e altre dove avrei voluto bussare e offrire il mio aiuto per andare a ritrovare quell’armonia che si era nascosta sotto alla troppa polvere. Adesso, aiuto le persone a riprendersi cura della propria casa, a circondarsi delle cose che amano, a ritrovare il piacere di avere ospiti, orgogliosi di mostrare la loro casa accogliente, armoniosa e (ovviamente) organizzata!

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