L’accumulo è solo la punta dell’iceberg

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Parlando della specializzazione che ho scelto con alcuni colleghi, mi sento spesso dire: “ma come fai a lavorare in un ambiente così sporco!” o “io non potrei mai, mi sentirei male se ci fossero insetti”…

Non posso dire che non siano obiezioni fondate. Ma quello che mi succede – quando entro in una casa dove l’accumulo di oggetti, polvere, emozioni si è stratificata nel tempo – è che io vedo già il risultato finale: vedo luce, armonia, sento odore di sole che entra dalle finestre.

È impossibile? No, te lo assicuro e ti dico perché.

La punta dell’iceberg

In dieci anni di attività come P.O. ho visto tante case: case pienissime, case semivuote, case molto colorate e allegre, case tristi e non più abitate.

Sono entrata in ognuna con lo stesso atteggiamento: senza giudizio. Si perché ogni situazione che mi si presentava davanti agli occhi era solo “la punta dell’iceberg”, la fotografia di un determinato giorno e ora. Quando entro in una casa non conosco le persone e soprattutto la loro storia: so che mi hanno chiamato per essere aiutate, perché quella casa che fino al giorno prima andava bene, improvvisamente non li rispecchia più.

Dico improvvisamente perché è quello che mi raccontano: può sembrare falso – ma come, non hai mai visto il caos che c’era intorno? – ma in realtà è così.

Spesso le persone vedono il caos, sanno di non trovare mai le cose che cercano al primo tentativo, ma è comunque qualche cosa che tollerano e soprattutto che non hanno tempo o voglia di risolvere.

C’è un momento però in cui questo caos – che non è mai solo nello spazio ma anche nella mente – non è più tollerabile. E allora chiedono aiuto.

Ascoltare e capire le difficoltà

Quando mi aprono la porta di casa, ho ben presente lo sforzo che quella persona sta facendo, e anche le difficoltà che ha avuto.

Non do mai per scontato il fatto che – solo per avermi chiamato – abbia superato tutti i suoi dubbi.

Spesso tra la prima telefonata e il primo incontro passano un po’ di giorni. A volte perché ci sono dei ripensamenti, altre volte perché bisogna organizzare che siano presenti tutti o a volte aspettare che in casa non ci sia nessun altro.

Alcune volte ci può essere vergogna o imbarazzo, altre volte sono travolta da un fiume di parole: racconti di pezzetti di vita, aneddoti sparsi, giustificazioni, e poi desideri e speranze.

Ci sono sempre storie, emozioni, desideri che si nascondono sotto alle pile dei vestiti. O tra i piatti nel lavandino che aspettano da giorni, spesso ci sono avvenimenti tristi che hanno fatto versare molte lacrime. E il tempo – che continua a scorrere – non è mai abbastanza per fare tutto.

Il lavoro del P.O.

“Ma è sicura che ce la facciamo?” questa è la domanda che mi sento fare sempre. E contiene tutte quelle paure e quelle speranze che ogni volta mi fanno una gran tenerezza. È come se si aspettassero che tirassi fuori la bacchetta magica, un misto tra Mary Poppins e Mago Merlino.

Il mio lavoro è proprio quello di rassicurarli, di portarli a realizzare un passo alla volta tutti gli obiettivi che abbiamo pianificato, guidandoli con pazienza e mantenendo sempre chiaro l’obiettivo.

Ci sono situazioni in cui – quando si lavora – la situazione di caos sembra essere peggiore di quando si è iniziato: il P.O deve essere sempre in grado di raccontare al cliente dove si sta andando, perché sono state fatte determinate scelte e quale risultato ci si aspetta.

E quando inizi a capire che la persona di fianco a te inizia a vedere quello che vedi tu, a quel punto la strada è spianata: sei sicuro che potrà anche fare da solo, e infatti spesso le persone prendono l’iniziativa, riacquistano sicurezza, si riappropriano della loro casa.

E come dicevo all’inizio, anche nelle case in cui gli oggetti sono sparsi ovunque, dove ogni volta che si sposta qualche cosa c’è sempre qualche cosa sotto…. sento l’odore del sole che entra dalle finestre.

Irene Novello

Irene Novello

Da bambina passavo ore a districare le matassine di filo e i gomitoli di lana che mia nonna usava per ricamare. Con molta pazienza, cercando di sciogliere i nodi – uno alla volta – e riavvolgendo i fili in tante palline colorate, pronte per essere di nuovo usate. Crescendo, ho iniziato ad osservare le case dove le persone vivono, spiando a volte dalle finestre socchiuse: ne ho viste di bellissime (dove sarei voluta entrare subito) e altre dove avrei voluto bussare e offrire il mio aiuto per andare a ritrovare quell’armonia che si era nascosta sotto alla troppa polvere. Adesso, aiuto le persone a riprendersi cura della propria casa, a circondarsi delle cose che amano, a ritrovare il piacere di avere ospiti, orgogliosi di mostrare la loro casa accogliente, armoniosa e (ovviamente) organizzata!

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