Il collezionismo e il disturbo da accumulo

Un po’ di storia

Le prime raccolte di oggetti ebbero una connotazione essenzialmente religiosa, e avevano la funzione di testimoniare l’importanza della divinità venerata. Ne abbiamo documentazioni in Egitto, in Grecia (Tesori di Efeso, Delfi e Olimpia) e anche a Roma.

L’accumulo di oggetti da parte di privati, invece, voleva rappresentare la ricchezza, il potere e il prestigio.

Nel Medioevo la Chiesa conservò, quasi in esclusiva, le testimonianze storiche del passato. Una tendenza accentratrice che anticipò le raccolte di meraviglie diffuse nelle corti rinascimentali. Comprendevano non solo oggetti liturgici preziosi o antichi ma anche bottini, esposti al pubblico come un vero e proprio museo dei trofei di guerra.

L’accumulo di tanti oggetti preziosi avvenne anche grazie a cospicue donazioni private, le quali costituivano una testimonianza di devozione ma anche un invito al perdono, come la storia dei banchieri fiorentini Bardi e Peruzzi (sec. XIV), uno dei primi crac finanziari documentati che riguardava ingenti prestiti ad alto rischio che causarono insolvenza dei debitori e fallimenti del sistema finanziario, il tutto in netto contrasto con le prescrizioni della Chiesa contro l’usura.

Anche intellettuali e artisti vedevano nel possesso di manufatti artistici non solo una disponibilità di fonti e modelli per le loro creazioni, ma anche una conferma del prestigio sociale conquistato dalla loro professione.

Nel Cinquecento le forme più vistose di collezionismo si radicarono in Francia (Francesco I) a Vienna (Massimiliano D’Asburgo) a Praga (Rodolfo II) e in varie corti italiane. Tute comunque si ricollegavano ancora alla tradizione quattrocentesca.

Nel Seicento e Settecento la produzione artistica si organizzò secondo due circuiti paralleli, uno soggetto al variare della moda e del gusto dei collezionisti, l’altro rispetto alle esigenze di una rappresentazione delle immagini sacre.

Con l’avvento dell’epoca industriale l’investimento in opere d’arte prese una connotazione simile alla capitalizzazione del denaro. E si inizia a parlare di valore, possesso e importanza economica.

Perché le persone collezionano oggetti

Moltissime sono le persone che collezionano oggetti. Spesso si inizia durante l’infanzia, magari da un dono ricevuto da parenti o amici e lo si fa per motivi che riguardano l’essenza e la crescita personale. È il periodo del mio e tuo e dello scoprire il concetto di proprietà. È quindi bene assecondarlo perché probabilmente riguarderà solo un periodo.

Crescendo, la separazione da questi oggetti avverrà in modo naturale dopo aver compreso bene perché si è stati tanto attratti da quei particolari oggetti. Per chi, come me, è stato bambino negli anno ’80 può ricordare le collezioni di Figurine Panini ancora oggi in auge, o quelle dei Puffi, le bottigliette di Coca-Cola, i dischi in vinile.

In età adulta la motivazione è ancora oggi oggetto di studio. Di solito si seguono alcuni passi obbligatori: la scelta di cosa collezionare, la pianificazione dell’acquisizione, il fantasticare sull’oggetto e la caccia, che è la fase più piacevole.

All’atto dell’acquisto il collezionista è accompagnato da un’ondata di euforia e l’oggetto diventa subito parte della storia, quella storia che verrà raccontata più e più volte.

Si può collezionare, quindi, per un desiderio estetico, per prestigio, per potere, per darsi valore e importanza, ma la maggior parte delle teorie si concentra sull’accrescere il sé. Ecco perché quando un collezionista è vittima di un furto, si sente violato nell’intimo.

Differenze tra collezionismo e accumulo

Entrambe le due condizioni hanno degli elementi in comune; gli oggetti accumulati non differiscono tra chi è patologico è chi no, e le ragioni che spingono a conservare posso essere le stesse. In cosa allora si differenziano?

Frost ci dice che il confine tra il normale collezionismo e la patologia del disturbo da accumulo sta nella sofferenza e nel disagio.

Il collezionista, lo abbiamo detto prima, è euforico e felice della sua attività, acquista con consapevolezza e tende a completare la collezione organizzandola con criterio e cura. Categorizza senza problemi, pianifica e prende decisioni in merito agli oggetti posseduti.

La persona con disturbo da accumulo ha un eccessivo disordine che compromette l’utilizzo delle stanze principali della casa, gli oggetti non sono categorizzati e organizzati e inoltre la loro acquisizione se in un primo momento è motivo di gioia, poi causa sofferenza.

Il collezionismo, quindi, non rappresenta una condizione patologica e nemmeno una modalità estrema di accumulo, proprio per le differenze citate sopra. Può definirsi anche un hobby salutare perché aiuta a creare reti di amicizie con cui condividere gli stessi interessi e le stesse passioni.

Raccontaci nei commenti cosa collezioni o hai collezionato nel passato e perché oggi non lo fai più.

 

Fonti: Enciclopedia Garzanti, “Tengo tutto” di Frost e Steketee, “Il disturbo da accumulo e la sua valutazione” di Novara e Pardini.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             

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