Netiquette: riunioni senza cellulare

Netiquette: riunioni senza cellulare

Gambe accavallate, braccio allungato, collo proteso in uno sforzo innaturale e gli occhi abbassati a cercare di leggere furtivamente lo schermo del cellulare… Sappiamo che è maleducazione, ma la tentazione di leggere l’ultimo sms è incontenibile e allora diamo il meglio di noi, con pose da contorsionisti o scuse riprovevoli.

Si chiama mobile incivility e sembra colpire molti di noi.

Da una recente ricerca dell’agenzia di comunicazione Found! su un campione di 1500 persone che frequentano i social network, i forum e le comunità on line, pare che, sebbene sappiamo che l’utilizzo del cellulare sul posto di lavoro o in presenza di altre persone sia un chiaro segno di maleducazione, ammettiamo di non riuscire farne a meno: è una specie di attrazione fatale!

Dalla stessa ricerca, pare che i peggiori siano gli adulti con età compresa tra i 35 ed i 50 anni (ben il 71% delle persone in questa fascia di età non riesce a rinunciare a consultare il cellulare quando sa che non dovrebbe!) e a seguire le persone di età compresa tra i 55 ed i 65 anni.

In pratica siamo tutti molto bravi e solerti a trovare quello che ci dà fastidio e riteniamo maleducato, ma abbiamo serie difficoltà a spegnere il nostro cellulare: predichiamo bene e razzoliamo male, come direbbe mia nonna.

Secondo gli intervistati, il posto dove si manifesta la maggiore inciviltà nella gestione del cellulare è proprio l’ufficio, dove ciò rischia di danneggiare seriamente i rapporti tra le persone.

Quante volte avete ripreso (o avreste voluto farlo) un collega che parla degli affari suoi ad alto volume al cellulare? Vi è mai capitato durante una pausa di controllare i vostri social perché la conversazione con i colleghi era poco interessante? Durante le riunioni sbirciate Facebook o scambiate sms con un’amica?

In attesa che un novello Monsignor della Casa 2.0 ci venga in aiuto con un manuale del galateo aggiornato all’era digitale, vediamo cosa possiamo fare nel nostro piccolo per evitare spiacevoli situazioni durante le riunioni.

8 stratagemmi salva-riunioni: Parola d’ordine organizzazione!

  1. Brevità: dedichiamo il giusto tempo ai convenevoli di rito ma senza dilungarci inutilmente, parliamo in modo chiaro e conciso, diamo a tutti lo stesso tempo per parlare. Le riunioni costano e le persone hanno un tempo di attenzione relativamente breve!
  2. Stabiliamo e, comunichiamo per tempo, agli altri partecipanti quando e dove si terrà la riunione ma soprattutto quanto durerà in modo che ognuno possa organizzarsi al meglio
  3. Se sappiamo che si tratterà di una riunione piuttosto lunga, prevediamo delle pause in cui avremo tutti modo di rispondere a sms, mail e telefonate mancate.
  4. Se il telefono ce lo permette, inseriamo una segreteria o un messaggio automatico che avvisi chi ci cerca che siamo impegnati e richiameremo al termine dell’incontro. Se possiamo, trasferiamo le chiamate ad un collega (avvisandolo che dovrà rispondere al nostro posto :-))
  5. Se siete in attesa una telefonata importante a cui dovete rispondere avvisate gli altri partecipanti, scusandovi anticipatamente della probabile interruzione. Quando la telefonata arriva siate brevi!
  6. Io sono un po’ integralista ma di solito chiedo ai partecipanti di togliere anche la vibrazione dal cellulare perché ritengo che un cellulare che vibra con insistenza distolga l’attenzione tanto quanto uno che squilla insistentemente.
  7. Cercate di arrivare alla riunione preparati, ovvero avendo sotto mano tutto ciò che vi serve senza doverlo cercare nella memoria del telefono o del computer o peggio su internet: ciò potrebbe indurre in tentazione..…
  8. Mantenete alta l’attenzione sui vostri interlocutori e date segnali di comprensione (ad esempio ripetete con parole vostre quanto dicono gli altri): i lavori si concluderanno prima e chi lavora con voi lo apprezzerà di certo!!!
Sara Maccani

Sara Maccani

Sono nata a Trento in un freddo inverno del 1975. Ero una bimba curiosa, vivace, timida e ambiziosa. Diplomata al liceo classico e laureata in economia politica. Nel 2000 ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia e nel 2010 ne sono diventata amministratrice. Durante gli anni di lavoro ho frequentato due master: uno sulle soft skills e l’alto sull’imprenditorialità. Ho viaggiato molto. Nel 2010 sono diventata mamma e nel 2013 bi-mamma. La maternità mi ha insegnato: negoziazione, economia domestica, delega, definizione degli obiettivi, valore del tempo, ascolto. Nel 2015 sono diventata P.O. trasformando un hobby in una professione.

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