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“Solo Bagaglio a Mano”: Lezioni per una vita leggera


di Giorgia Sorinelli

Ottobre, il mese dedicato alla semplificazione, si chiude con una serie di inviti alla riflessione che ci vengono dal libro “Solo bagaglio a mano“. Un inno alla leggerezza, un libro essenziale nella forma e nella sostanza, proprio come il suo autore, il giornalista Gabriele Romagnoli. Ottantasette pagine che propongono una lezione di approccio alla vita (leggera).

Tutto ha inizio quando Gabriele Romagnoli si imbatte in un articolo del Financial Times che porta alla luce il primato mondiale per il più alto numero di suicidi della Corea del Sud. Da quel che si dice, pare che una società di consulenza abbia inventato una sorta di rito-esperimento per scoraggiare il fenomeno: organizzare finti funerali, il cui scopo “non è prepararsi a morire, ma a vivere”. E Romagnoli si sottopone a tale rituale a dir poco “estremo”. Finitoci per curiosità giornalistica, in quel tempo infinitamente dilatato, al buio e rinchiuso in una cassa di legno, ripercorre la vita, il suo senso, e ne esce (vivo) con un “bignami” della leggerezza. Di fronte al sovraccarico del tempo moderno (di cose, di informazioni, di relazioni, ecc.) a nulla serve rallentare, bensì imparare a viaggiare leggeri.

Oggi ti racconto cosa mi porto nel mio bagaglio a mano dopo l’incontro con questo frizzante manualetto.

1.Viaggia leggero!

I bersagli mobili sono più difficili da colpire” (passante di Kigali – Ruanda)

Vedendo la gente camminare per strada con passo decisamente sostenuto, Romagnoli, che si trovava in Ruanda per lavoro, chiese ad un passante per afferrarne il motivo: se ti sposti sei più difficile da colpire.

E come farlo se ti porti appresso valigie strapiene?

Ecco i carichi che devi limitare, se non addirittura eliminare:

  • il peso del contenitore, perché se hai un limite di carico non ha motivo scegliere una valigia pesante già da vuota, esattamente come non ha senso tuffarsi in imprese il cui impegno sarà superiore al risultato;
  • le certezze, quelle assolute, che pesano molto, perché ogni angolo del mondo ha le sue, di certezze;
  • la vita (o le vite) di scorta, perché nella valigia c’è spazio solo per una vita;
  • il senso di colpa, “perché nessuno può proteggere nessuno da tutto e tutti”.

Il bagaglio ideale quindi è leggero, maneggevole, resistente, non ingombra quando lo riponi ed è bene che contenga una duffel bag, ovvero una borsa piccola, che all’occorrenza diventa un ulteriore bagaglio, una sorta di via di fuga per le emergenze, altrimenti detto piano B.

2. Chi perde, trova!

Il più delle volte ho trovato quel che cercavo quando mi son perso” (Tony Wheeler – ideatore Lonely Planet)

Perdere, perdersi, smarrirsi, sono verbi con un’accezione decisamente negativa, tanto da aver reso l’operazione di disfarsi delle cose in modo volontario un passaggio molto complicato per la maggior parte di noi.

Ma la perdita, che solitamente è vissuta come un trauma, può facilmente tramutarsi in possibilità. Proprio come è stato per Rotterdam, la città del qui ed ora (come la definisce Romagnoli) che dopo i bombardamenti nazisti avrebbe potuto stare a piangere sulle proprie macerie ed invece è diventata la capitale del cambiamento continuo.

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3. Limita la memoria!

L’oblio è una forma di libertà” (Kahlil Gibran)

Uno degli ultimi “regali” della tecnologia è la creazione di memorie in spazi quasi invisibili. Per racchiudere fotografie, racconti, file, pensieri, di tutto e di più. Perché l’idea di perdere i nostri ricordi ci fa paura.

Ma se la natura ci ha dotati di una RAM (a nostro dire) “limitata” forse un motivo c’è! Il compito della nostra memoria non è quello di contenitore vuoto da riempire a tutti i costi, bensì di processare in modo attivo e soprattutto intelligente la vita come noi sentiamo di averla vissuta, non esattamente come è stata, lasciandoci il meglio, la “top ten”.

4. More is less!

Ringrazio i miei genitori per avermi fatto il dono della miseria” (Roberto Benigni)

“Più accumuliamo e meno abbiamo”. Più possediamo e meno siamo felici.

Oltre a quanto è sconsigliato portarci dietro nel bagaglio a mano (vedi sopra), di cosa possiamo quindi alleggerirci?

  • di regali che non ci servono o non ci piacciono;
  • di inviti non graditi;
  • di promozioni o avanzamenti di carriera che si portano dietro più ore di lavoro, più ansie, ecc.;
  • di amici, o meglio, di contatti che potrebbero tornarci utili…un giorno…forse…chi lo sa…;
  • di informazioni, per lo più scorrette;
  • e di noi, del nostro egocentrismo.

Forse in questo modo ci apparirà più chiara l’opportunità di essere felici e, soprattutto di farci caso! (cit. Vonnegut)

Giorgia Sorinelli 

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