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Il nuovo ordine mondiale


Ero in coda per entrare in un museo, la ragazza davanti a me leggeva assorta un libro. Sbircio. Parlava di armadi, di disordine, di tecniche per riunire calzini nei cassetti. Cosa sarà, un romanzo, un saggio? Cerco invano di leggere il titolo in copertina. Impossibile… Però con quel semplice, esile dubbio, in me si era aperta una speranza, una luce in fondo al tunnel.

Mesi dopo, invito un’amica al cinema. Non viene: ha tutto il guardaroba sul letto e non può uscire finché non l’ha sistemato. Ha letto un libro. Un libro? Un Libro! “Il magico potere del riordino”, sottotitolo: il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita, di Marie Kondo. “Me lo presti?”. “Mi vergogno: è tutto sottolineato!”. Il seme dell’ordine, che aveva trovato terreno fertile in me, stava germogliando. E comincio a capire che non sono sola. Scopro che quel volume è un best seller e che la Kondo se ne va in giro per il mondo a dispensare saggezza e consigli di cui le nostre mamme e le nostre nonne non avrebbero mai avuto bisogno.

Un mese dopo, buttando distrattamente un occhio ad una locandina, individuo un metodo italiano, che mi spaventa meno del nipponico. Trovo un workshop di due ore, dove lei, Sabrina Toscani, autrice di “Facciamo ordine” e presidente dell’Apoi (Associazione Professional Organizers Italia), presenta il suo libro. Ingresso gratuito, massimo 25 posti, prenotazione obbligatoria. Si telefona subito e sono tra le 25 fortunate. Tutte donne. Spendo 1 minuto e 23 secondi a chiedermi se forse gli uomini non siano già abbastanza ordinati per partecipare a cose come questa o se continuino a delegare l’assillo dell’ordine alle donne, come hanno fatto per secoli, poi mi accorgo che è una spesa inutile e me ne disinteresso.

Lei è fastidiosamente curata, carina, pratica e metodica nell’esporre, ma la sua innata simpatia rende la cosa sopportabile a noi comuni mortali, rosi dall’invidia. E’ evidente che anche il suo libro, le sue teorie e il nuovo lavoro che pare essersi inventata per soccorrere alle necessità delle ultime generazioni bisognose di un tutorial per tutto, stia riscuotendo un deciso successo. Le slide, quelle che noi ci ostiniamo a chiamare diapositive, come se non provenissero da un pc, scorrono puntuali a sostenere il suo racconto. Prendiamo appunti, ci impegniamo come il primo giorno di dieta.

Il metodo si chiama SRC, che sta per Semplifica e Riprendi il Controllo. Fin qui tutto ok, basta che sia d’accordo anche il mio armadio… Il sistema parte da studi neuroscientifici che sostengono che le persone organizzate vivono meglio e mediamente di più. Ci svela che occorrono 5 fasi: consapevolezza – semplificare – valutare – organizzare – mantenere. Comincia a parlare della prima, non capiamo tutto, né dove voglia arrivare, ma dice cose interessanti.

Comprendere la causa del nostro disordine è fondamentale, ci sono cause interne ed esterne e dobbiamo sempre fare i conti con le risorse esauribili che condizionano tutta la nostra vita: lo spazio, il tempo, le nostre energie sono esauribili, come il danaro. Ci fa chiudere gli occhi e ci ordina di riaprirli solo dopo avere contato sessanta secondi esatti, mettendo alla prova il nostro senso del tempo con un cronometro. C’è chi dopo 30” apre già gli occhi, chi li apre fino a 15/20” in ritardo. Io ci azzecco al millimetro, ma siamo solo in due a riuscirci. E’ la prova che non lo si conosce, il tempo. Ecco perché ne siamo in balia e perennemente in affanno. Bisogna dividere la giornata a fette, come una torta, e consumarne una alla volta, dice. Discorso analogo vale per lo spazio e le energie. Il multitasking non esiste, ci svela! Nessuno può fare due cose contemporaneamente: il 98% delle persone normali non sono in grado di farlo. Beandomi, illusa, di essere nel 2% di geni in grado di farlo, ascolto quello che dice la Toscani, scorrendo WhatsApp sul telefono e perdo a tratti parte del suo discorso, ma mi sembra che dica proprio questo: non riusciamo a fare veramente due cose contemporaneamente, semplicemente il nostro cervello si limita a saltellare continuamente dall’una all’altra, impiegando più tempo e subendo maggiore stress. Cita dati: pare che chi lavori in situazione di stress perda 10 punti di quoziente intellettivo. Incredibile che a me non sia successo, mi rallegro rispondendo a un sms e perdendomi la fine del discorso, che comunque diceva più o meno che occorre agire in monotasking per eliminare i disturbi dovuti all’Effetto Stroop. Ohhh! Il parolone stupisce e incuriosisce. Ce lo spiega con un giochino.

Dobbiamo leggere una fila di parole su una slide. Sono tutti nomi di colori, ma la parola “giallo” è scritta in rosso, la parola “rosso” è scritta in blu, la parola “nero” è scritta in verde. C’è chi le sbaglia tutte, chi cede a metà, io mi impegno e le leggo tutte di filato, senza sbagliarne una, ma mi sento spossata come dopo gli scritti alla maturità. Ecco la prova del limite del multitasking: noi di freni inibitori ne abbiamo solo uno, e tra l’altro è collocato in mezzo alla fronte, dove il nostre cervello c’ha altre robe da far funzionare, e quindi essendo l’unico e posizionato male, ad ogni stimolo nuovo o diverso ci mette un po’ a frenare. Non ce la fa! Quindi dobbiamo Semplificare, ecco che entriamo nella fase 2. Soprattutto perché c’è pure il rischio dell’effetto Zeigarnik (Ohhh!), dal nome della studiosa polacca che un giorno in un ristorante osservò come i camerieri tornino ciclicamente sempre agli stessi tavoli finché i clienti non abbiano finito, per poi prendere in carico tavoli nuovi. Da questa “mela di Newton” la giovane psicologa intuì, come spiega molto bene pure Wikipedia, la tendenza del nostro cervello a ricordare i compiti o le azioni incompiute o interrotte con maggior facilità rispetto a quelle già completate. In pratica finché non porti a termine un impegno, subirai dei continui pensieri intrusivi incontrollabili, forieri di ansia e distrazione. Quindi: chiudere il cerchio! Ultimate i lavori incompiuti prima di fare altro.

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Completato tutto ciò, si può quindi Valutare, decidere, chiarire cosa vogliamo ottenere con le forze a nostra disposizione, sfociando con grazia nella fase 3, e cominciare a porsi delle scadenze senza rimanere vittime del tanto temuto Ribasso Iperbolico. Ohhh! I neuroscienziati affermano che l’essere umano è per natura procrastinatore. Tutti tendiamo a preferire piccole ricompense subito, piuttosto che ricompense più importanti tra qualche tempo. Ciò induce a non valutare in maniera appropriata gli effetti futuri di sacrifici presenti. Questo comportamento è dovuto al nostro istinto di sopravvivenza che ci suggerisce che non possiamo apprezzare una risorsa in futuro se non sopravviviamo oggi. L’attitudine che ci porta ad alimentare la felicità a breve termine, sottovalutando i possibili disastri futuri, tecnicamente viene chiamata, appunto, Ribasso Iperbolico. Altro giochino, per spiegare quest’ultima bizzarria della nostra mente, di cui però non mi sento di svelare il succo né tantomeno i miei risultati, che ci fa capire come sia importante eliminare le tentazioni per rispettare le scadenze. La confusione, il disordine, la disorganizzazione in cui ci ritroviamo sono il frutto di un susseguirsi di decisioni rimandate. Ecco che quindi l’Organizzazione non si ottiene con la sola forza di volontà, perché questa è destinata a esaurirsi per effetto dell’Ego Depletion. Ohhh! Essì, il nostro “io” si “esaurisce” di fronte alle continue tentazioni: è insomma fisiologico che la volontà prima o poi ceda. Quindi occorre puntare piuttosto sulla disciplina: la costanza, la determinazione, l’allenamento e la dedizione aiutano a mantenere alto il livello di forza di volontà.

Poi ci sarebbe l’ultima fase, Mantenere, ma qui mi ritrovo a sorriderle, scuotendo il capo, alla Toscani. Può raccontarmi ciò che vuole, ma io so che mi è impossibile mantenere il risultato realizzato: l’ho imparato dalle tante diete interrotte e dei tanti dietologi delusi, poverini! Non ascolto neppure, ma di lì a poco si apre lo spazio dibattito. C’è una donna che è lì in quanto mamma ordinatissima di figli disordinati. Disperata, si chiede se il desiderio dell’ordine non sia un bisogno innato? Mi ritrovo a pensare che per il mio povero pargolo cinquenne lo è di sicuro, perché mi chiede sempre dove vada messo questo e dove quest’altro, il problema è che non lo sia affatto per me! Siamo agli sgoccioli e qualcuna già defluisce verso lo spazio aperitivo. Grazie al workshop maturo subito la consapevolezza, come i miei esiti positivissimi ai giochini psicologici dimostrano, di essere una persona estremamente organizzata, e di ciò avevo certezza. Semplicemente, il mio quotidiano, inconscio lavoro di “consapevolezza – semplificare – valutare – organizzare – mantenere” produce l’effetto di relegare l’ordine dei miei armadi all’ultimo posto nelle mie priorità! La cosa bella è che questo disordine io riesco a “mantenerlo” senza difficoltà alcuna. La Toscani, salvifica, mi ha fatto comprendere che, se per essere efficiente in tanti altri settori devo sacrificarne uno, ciò è lecito, forse anche necessario, fino a al punto in cui la cosa per me non diventi un problema capace di generare effetti Zeigarnik a catena. Gioia somma! Il mio disagio di fronte ai cassetti a soqquadro scema ulteriormente.

Sempre la stessa amica di cui sopra, l’altro giorno mi ha postato una vignetta di Silvia Ziche, la bravissima fumettista italiana che da tempo chiosa con delle vere chicche, la rubrica Secondo Lucrezia, la penultima pagina del settimanale Donna Moderna (vedi n. 23 del 31 maggio 2016, n.d.r.), in cui ho trovato conferma alle mia consolidata teoria per la quale, se diventa impossibile trovare qualcosa nell’armadio, e ti servirebbe un branco di speleologi per effettuare il cambio di stagione, l’unica soluzione è correre a far shopping per comprare subito qualcosa di nuovo da mettersi addosso! Shopping! Ohhh! Cosa desiderare di più?

di Maria Pia Timo

pubblicato il 18 giugno 2016 su “Gagarin Magazine”

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