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Information overload: quando disporre di troppe informazioni equivale a non averne


Benvenuti nell’Era dell’Accesso, dove lo scibile umano è alla portata di tutti con un semplice click. Ma è davvero così facile trovare le informazioni che cerchiamo? Per usare le parole di Mitchell Kapor, imprenditore esperto di tecnologie, “prendere informazioni da internet è come bere acqua da un idrante”.

Anche solo per fare una breve ricerca su qualsiasi argomento, ci imbattiamo in un numero di link impressionante, il tutto in una manciata di secondi. Passiamo da un collegamento all’altro, facciamo ricerche correlate, cerchiamo degli approfondimenti. Se dovessimo leggere nel dettaglio tutto quello che troviamo, probabilmente passeremmo ore e ore, se non giorni, al computer. E non a caso, è esattamente quello che ci succede sempre più spesso. Alla fine però, quando dobbiamo tirare le somme, ci accorgiamo di aver raccolto un quantitativo spaventoso di materiale che dobbiamo nuovamente selezionare, catalogare e, non ultimo, essere sicuri di aver compreso (e di cui dobbiamo anche verificare le fonti).

Un eccesso di informazioni, il cosiddetto information overload, rende difficile ogni scelta e decisione, e mentre ci affanniamo a restringere il campo, pensiamo contemporaneamente che nel mare di internet potrebbe esserci ancora quell’ultima informazione fondamentale che ci è sfuggita.  La conclusione? Il nostro cervello non ha il tempo di elaborare neanche una minima parte di ciò che abbiamo raccolto che già pensiamo di aver bisogno di ulteriori spunti che rimettono in moto il circolo appena descritto e rendono ogni scelta sempre più complessa e faticosa.

La situazione si complica quando non siamo solo noi, attivamente, a cercare le informazioni che ci servono. Essere sempre connessi ci espone a flussi costanti di informazioni che vanno e vengono su cui abbiamo ancora meno controllo. Feed di Facebook, RSS, Tweet, mail: se non siamo sempre “vigili” rischiamo di perderci qualcosa. Un evento, un tormentone, un’opinione. Rischiamo di essere tagliati fuori dai flussi che erano lì a portata di mano e questo può crearci ansia.

sovraccarico informativo

Questi due esempi possono essere espressione di un fenomeno chiamato FOMO, un acronimo inglese che sta per Fear Of Missing Out, ovvero quel senso di ansia e angoscia allidea di perdere unoccasione, di essere esclusi da qualche interazione social o di non avere raccolto tutte le informazioni disponibili. E’ vero infatti che da quando le informazioni sono cresciute in modo esponenziale, abbiamo sviluppato rapidamente anche una serie di disturbi e sindromi, causati anche dalla nostra incapacità di filtrare le informazioni e di stabilire una barriera utile a non farsi sovrastare da esse.

Così come mangiare cibi spazzatura porta all’obesità, divorare troppe informazioni (talvolta persino scadenti) porta all’infobesity. L’obesità di informazione infatti causa problemi alla nostra salute mentale e può essere contrastata con un regime salutare di selezione dei contenuti che consumiamo.

Anche la paura di rimanere senza cellulare, senza rete e senza possibilità di comunicare ha un nome. Si tratta di nomofobia: il termine nomo, tradotto dall’inglese, sta per “no-mobile”. Chi ne soffre ha difficoltà a staccarsi dal telefono anche per pochi minuti, non vuole spegnerlo per non rimanere disconnesso e controlla insistentemente l’arrivo di eventuali messaggi, telefonate e email.

Chi ha uno smartphone forse conosce la sensazione di dover controllare ripetutamente email o altre applicazioni, spesso in maniera inconsapevole, per più volte a distanza di pochi minuti. Questo comportamento è definito “checking habit” ed è difficile da tenere a bada perché spesso è inconscio.

La cosiddetta “Sindrome da affaticamento informativo” presenta un lungo elenco di sintomi tra cui difficoltà a concentrarsi, irritabilità, ansia, affaticamento e burn out, dimenticanze, insonnia ecc. Una serie di sensazioni che tutti più o meno conosciamo quando ci troviamo in una situazione di stress. E’ vero però che trovarsi costantemente in questo stato, preclude la corretta capacità di analizzare e infine di scegliere per il meglio. Bisogna sempre tener conto che l’attenzione e la capacità di prendere decisioni sono risorse esauribili e per questo rischiamo facilmente di andare in tilt.

Per preservare le nostre capacità cognitive è fondamentale riuscire a ridurre le distrazioni e le interruzioni. In questi casi il professional organizer può rappresentare un valido aiuto nell’identificare la necessità e a trovare i sistemi più adeguati per ridurre il sovraccarico informativo.

Prima di tutto però si rende necessario guadagnare consapevolezza: bisogna rendersi conto delle  proprie azioni per ridurre quelle attività che ci affaticano senza che ce ne accorgiamo.

Diverse applicazioni ci permettono di monitorare quante volte controlliamo il telefono, le mail, i messaggi e tutte le altre app, ad esempio Quality Time o Moment per il cellulare o Rescue Time per il computer.
Successivamente escludere notifiche e avvisi per rimanere concentrati su quello che si sta facendo porta dei benefici già nel breve periodo.
Grazie a questi piccoli miglioramenti, adottare nuove abitudini volte a ottimizzare la propria attenzione e mantenere una curva dello stress tollerabile sarà più semplice.

Sabrina Toscani

Fondatrice di Organizzare Italia, co-fondatrice e presidente dell'Associazione Professional Organizers Italia APOI. Sono stata tra i primi ad introdurre il professional organizing in Italia, ho creato il primo ente di formazione per Professional Organizers e sono autrice del primo libro italiano del settore, edito da Mondadori.

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